giovedì 8 dicembre 2016

Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Mulino Caputo

DSC_9394 Per il 5° appuntamento, la manifestazione sponsorizzata da “Molino Caputo, la farina di Napoli” “Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Mulino Caputo” ha cambiato format e associata ad “Agrimontana” nota azienda produttrice di frutta candita, si è svolta nelle vie dello shopping del quartiere Chiaia, a Napoli.
DSC_9356“Abbiamo voluto che la manifestazione si spostasse nel quartiere Chiaia,  nelle vie dello shopping natalizio, dalla centralissima piazza Vittoria a Via Calabritto, da piazza dei Martiri a via Poerio, per dare la possibilità, a chiunque ne abbia il desiderio, di degustare i dolci della nostra tradizione nelle versioni proposte da alcuni dei migliori pasticceri ” ha dichiarato Antimo Caputo, Ad del Mulino partenopeo.DSC_9386I dieci maestri pasticcieri partecipanti, hanno presentato le loro creazioni (tutte prodotte con farina Caputo) principalmente a tema natalizio, tradizionali o innovative, i loro panettoni con prodotti dop e gli immancabili struffoli, negli eleganti negozi che hanno fatto da “location” per la manifestazione.
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Partendo dalla pizzeria  “Gino Sorbillo Lievito Madre al Mare” si punta allo show room,  Amarelli in Piazza Vittoria, dove il maestro Salvatore Gabbiano di  “Dulcis in Pompei” oltre ai dolci tradizionali, al panettone e alla focaccia ”Settanta9 d.c.”, ha proposto il nuovissimo “PanStru’ del Vesuvio”, un dolce lievitato che coniuga  i sapori dello strudel  con ingredienti campani come pezzettoni  di mele annurche e pinoli del Vesuvio, bagnato al rum,  in un connubio di sapori più che vincente, e in omaggio allo show room ospitante, dei deliziosi macaron con una delicatissima ganache alla liquirizia.
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Nella stessa location, Gay Odyn, famosa azienda cioccolatiera campana che per l’occasione “ufficializza” anche la propria produzione pasticciera, propone due torte a base di cioccolato, una “devil cake” al gusto ghianda e una torta foresta, entrambi preparate dal giovane maestro pasticciere Salvatore Polito, con i due cioccolati che sono tra i prodotti di punta dell’azienda: difficile decidere quale delle due torte sia più golosa…
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Poco distante, nella famosa boutique di Marinella, lo stand del maestro Sabatino Sirica è come sempre il trionfo della tradizione più pura: un’augurale cornucopia di croccante traboccante di struffoli, spicca tra cassatine, divino amore,  roccocò, mostaccioli, babà, penettoni…
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Struffoli, roccocò e panettone anche per Salvatore Varriale, di cui merita sicuramente una menzione, oltre che un assaggio, un delicato pasticcino alle mandorle, il “leggero di mandorla al limone”, impossibile mangiarne uno solo.
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Prossima tappa a pochi passi, Harmont&Blaine , dove ha fatto base Sal De Riso: gli struffoli completano il panettone ai cereali  “Millefiori”,  un classico, goloso e profumatissimo al miele millefiori, che è anche nella crema di farcitura interna., mentre i marroni canditi di Agrimontana, sono il “ripieno” di uno splendido “candissoire” (l’antica pentola di rame in cui si candivano i marroni),  in cioccolato fondente.
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Ultima degustazione della serata, gli struffoli di Carmine di Donna (maestro pasticcere del ristorante “Torre del Saracino” di Gennaro Esposito), che ha abbinato gli struffoli a un cremoso al gianduia e crema di cachi.
Purtroppo a causa dell’intenso traffico napoletano per giungere sul posto, (Steaming mad  Steaming mad Steaming mad) non è stato possibile visitare le altre due boutique con gli altri quattro pasticcieri aderenti alla manifestazione: Stella Ricci della “Pasticceria Stella” di Rotondi, Giuseppe D’Addio di “Dolce&Salato”- Maddaloni,  Nicola e Andrea Pansa della “Pasticceria Pansa” di Amalfi, Alfonso Pepe, di Sant’Egidio del Monte Albino.
A breve l'album della serata.

martedì 6 dicembre 2016

“Come Catarinea Natalea”

come-catarinea-natalea“Come Catarinea Natalea”, quest’antico detto napoletano, secondo il quale  il tempo del giorno di S. Caterina  (25 novembre)  sarà uguale a quello di Natale, ha dato spunto ad una serata svoltasi nell’info point dell’Anfiteatro Romano di Avella che ha avuto come tema un progetto di mecenatismo dell’arte,  con un incontro esplicativo circa l’adozione e l’importanza dell’art bonus (chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno dei beni culturali, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta, qui per info:
http://artbonus.gov.it/).

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Nello specifico, il progetto  legato  alla volontà di restaurare e custodire il patrimonio artistico, archeologico e culturale di Avella, è stato proposto dalla dott.ssa Carmen Loiola, delegata ai beni culturali dell’attuale amministrazione di Avella,  ed è stato il fulcro di una serata gastronomica, con i migliori sapori antichi e tradizionali e con musica del natale avellano (e se vi trovate da queste parti, non perdetevi questi produttori e le loro delizie!)

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A cominciare da un anticipo del menu natalizio che potete trovare in carta  a "il Moera" dallo chef Francesco Fusco e sua moglie Diana:DSC_9274Minestra maritata, classica un po’ in tutta la Campania,

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spaghetti con noci “Malizia” (noci con polpa chiara e gustosa, un ecotipo della noce di Sorrento, coltivata nell’avellinese e nel napoletano sugli stessi terreni dei noccioleti).

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A seguire dessert con formaggi e ricotte di pecora dell’azienda agricola La Malvizza accompagnati da confetture e composte dolci dell’azienda “Il poggio del Picchio”PicMonkey CollageE ad Avella non poteva assolutamente mancare una scorpacciata di… avellane, ovvero nocciole, da cui, lo ricordiamo l’antica Abella ha preso il nome, cedendo poi il passo all’attuale Avella. Il produttore presente alla serata è Noccioro, che ha fornito anche la deliziosa e versatile crema spalmabile alla nocciola,

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che è stata anche abbinata alla deliziosa versione gelata della “Cubbàita” siciliana ( il torrone a base di miele, mandorle, pistacchio e cacao tramandato dai Saraceni) prodotto da Vanilla Ice Lab.

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E il finale della serata, estremamente dolce, è stato invece affidato al maestro pasticciere Pasquale Pesce, della storica Pasticceria Pesce 1986, che ha presentato l’ormai famosa Cassata Avellana (marchio registrato), con ricotta locale di pecora e una cascata di nocciole, in versione torta e verrina, e un panettone classico e uno alle amarene candite (prodotto locale) su ricetta della storico ricettario di famiglia.

qui l’album della serata.

mercoledì 30 novembre 2016

Giri di pasta

 

PicMonkey CollageFrittate di pasta a gogò  da Giri di Pasta,  nuovo take away che ha aperto da qualche giorno nel centro storico di Napoli.
Da non confondere con le classiche frittatine da pizzeria- rosticceria- street food, qui da Giri di Pasta la frittata take away è  proprio come quella di mammà o della nonna, invitante e stuzzicante ricca di  ingredienti genuini, ricercati e soprattutto a chilometro zero, a cominciare dalla pasta di Gragnano.DSC_9213Un’idea semplice, la frittata di pasta monoporzione da consumare al volo o quasi, magari mentre si passeggia tra le affascinati stradine ricche a loro volta di negozietti caratteristici o monumenti storici da scoprire e riscoprire.
Tante le varianti, con ingredienti classici o ricercati, con gusti più classici e leggeri o più decisi, ma anche  per celiaci.
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E per i più golosi??? il Giro di Pasta al cioccolato fondente  è il Giro per i vostri denti!!!
Giri di Pasta è anche franchising, qui tutte le info.GIRIdiPASTA-contest-bannerE…non amo molto le autocelebrazioni, ma stavolta ci vuole… Le mie Tagliatelle al pistacchio con crudo di gamberi si sono classificate tre le nove ricette vincitrici del contest collegato a Giri di Pasta e infine tra le prima tre…

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Giri di Pasta
Via dei Tribunali, 73, 80138 Napoli
contact@giridipasta.it
http://www.giridipasta.it/

lunedì 28 novembre 2016

Alife: non solo cipolle!

PicMonkey CollagecNella Valle del Volturno, Parco regionale del Matese, sorge Alife, il cui nome è da sempre legato alla “Cipolla di Alife” oggi presidio Slow food, e della cui coltivazione se ne ha notizia, pare, fin dai tempi dei Romani.
La prima fonte di mantenimento delle popolazioni locali, per secoli è stata proprio la cipolla, in passato coltivata dalla qualsi totalità della popolazione e oggi appannaggio di poche famiglie di “cannavinari”, che tra febbraio e marzo piantano i semi, effettuando poi il raccolto ad agosto, quando una volta fatte seccare, vengono riunite intrecciandole, pronte per la vendita, e l’ideale consumo a crudo.
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Del rilancio delle coltivazioni, se ne sta occupando Alberto Sasso, a sua volta figlio di cannavinari, e produttore di un altro prodotto molto particolare, il fagiolo cera o cerato, che ha la caratteristica di avere una buccia molto sottile e non necessita di ammollo prima della cottura, questo fa si che sia molto digeribile e lo rende ideale per zuppe e pasta.E grazie all’impegno di Alberto, che ha a cuore la rinascita del suo territorio anche dal punto di vista turistico, che è stato organizzato un press tour in città, guidato dalla giornalista Maria Consiglia Izzo.
Ad Alife siamo stati accolti dal sindaco e la giunta comunale al completo    nel palazzo comunale, bell’esempio architettonico del ventennio fascista, e che ben esprime il concetto di base degli architetti del tempo: edifici progettati non  con canoni estetici ma di funzionalità, praticità e sobrietà.
Accompagnati dal prof. Gianni Parisi, storico locale abbiamo visitato alcuni dei monumenti di Alife, città ricca di natura e di storia, di cui conserva numerose testimonianze, a partire dall’ Alliphae sannita, passando per i Romani, i Longobardi, i Normanni e il Medioevo, e che rientra anche nelle tappe degli intinerari dell via Francigena del Sud , oltre ad offrire possibilità di trekking ed escursioni, lungo il “Sentiero Italia”, ripercorrendo altresì le orme degli antichi popoli di queste terre.
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Partiamo dal Mausoleo attribuito agli  Acilii Glabriones (l’attribuzione  è dovuta al canonico Gianfrancesco Trutta, ma non ha fondamento scientifico),  a pochi passi dalla casa comunale e appena fuori le mura orientali di Alife. Questo   monumento funerario dall’interno  ben conservato, nel medio evo fu addirittura usato come chiesa,  abbandonata e ripresa più volte fino al restauro definitivo del 1925, dopo che fu anche usata come deposito di paglia.PicMonkey CollageaCi spostiamo di poche centinaia di metri e giungiamo all’Anfiteatro,  probabilmente eretto in età augustea e uno dei più   grandi dell’epoca,  riscoperto grazie a delle foto aeree in cui si notava il particolare colore e sviluppo dell’erba di quel posto. Alcuni scavi nel 1987, completati poi nel 2007, hanno poi riportato alla luce parte dell’edificio, sede della locale scuola di gladiatori. L’altra parte dell’edifico è  coperta dalle costruzioni abitative attuali e non è quindi visibile.p
Il Criptoportico  Romano è il secondo monumento che vediamo, e il meglio conservato. Di età augustea, ipogeo e strutturato in tre bracci, con aperture a “bocca di lupo” probabile sostruzione di una domus ricca,  era usato per lo stoccaggio di  provviste alimentari in quanto particolarmente umido, ma anche come luogo di refrigerio estivo, o piu recentemente come cantina, nel XIX e XX secolo.PicMonkey CollagemDa qui dirigiamo verso il Museo archeologico, aperto nel 2004,  nel quale sono custoditi numerosi reperti da necropoli di  epoca sannita e romana, e i magazzini dei reperti stessi tra cui dei preziosi mosaici.E nel Museo è stato consumato un pranzo a base di semplici ma gustose specialità del posto, dalle cipolle al fagiolo cerato,  ai formaggi e all’olio delle colline locali. Artefice delle pietanze, il giovane chef Umberto Ventriglia.PicMonkey CollagelrIn menù tagliairelli e ciceri, una pasta lavorata a mano e stesa con gli avanbracci, con ceci e pancetta di maiale nero, il pancotto con salsiccia (sempre maiale nero) e friarielli, la zuppa del cannavinaro (cotta negli orci messi sulle braci) coi fagioli cerati e la cipolla, una selezione di formaggi del posto, con confettura di cipolla, vino pallagrello e birre del locale birrificio Karma, che è stata la tappa successiva del tour e dove abbiamo visto le fasi di produzione della birra.
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Penultima tappa per la visita di uno splendido presepe napoletano, opera del maestro Marcellino Angelillo.
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La lunghissima giornata si conclude con la sosta presso l’azienda agricola L’orto di Tina e Antonio”, produttrice tra l’altro del fagiolo cerato e della famosa cipolla, che abbiamo potuto ammirare anche in una parete completamente ricoperta.
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qui l’album della giornata.