venerdì 15 giugno 2018

L’arancino cento per cento siciliano di Tommaso Cannata

Un Arancino, prodotto simbolo dello street food siciliano, in tutti i suoi ingredienti al cento per cento siciliano??? C’è!!!
Intanto cominciamo col dire che ci troviamo a Messina, dove questa bontà è declinata al maschile.

                                                         
Tommaso Cannata, panificatore messinese da 4 generazioni,  sostenitore del progetto “Simenza”, volto al  recupero di varietà di grani “antichi” ossia quelli non modificati geneticamente e in uso in Sicilia fino all’inizio del secolo scorso (tumminia, perciasacchi, maiorca, biancolilla…) si è fatto promotore di questo progetto, producendo l’arancino con riso bio 100% siciliano.
Il riso, portato insieme allo zafferano in Italia e in Europa dagli arabi (che introdussero anche le tecniche di coltivazione ad esso relative),  passando appunto per la Sicilia, dove  i territori paludosi della piana di Catania  e di Ribera avevano le condizioni ideali  per lo sviluppo delle piantagioni di riso che a tutt’oggi ha un posto d’onore nella cucina siciliana.
Le coltivazioni di riso in Sicilia continuarono pressoché fino all’inizio del secolo scorso,  quando (pare) Cavour chiese di trasferire solo al nord le coltivazioni e successivamente con Mussolini  quando ordinò “la bonifica totale” delle zone paludose in Sicilia, finirono definitivamente.
Da alcuni anni le coltivazioni di riso in Sicilia sono riprese, in provincia di Enna e nella piana di Catania.
Qui in particolare, viene prodotto un riso biologico, con un programma di lavoro in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura alimentazione e ambiente   dell’università di Catania, usando un sistema di coltivazione che utilizza il 40 per cento di acqua in meno rispetto alle coltivazioni tradizionali, con l’impiego di macchinari di precisione, addirittura con sistema satellitare o ad aria, tenendo conto delle rotazioni delle coltivazioni per la migliore resa del terreno, concimato con stallatico proveniente dagli animali da latte, bovini e ovini dell’azienda coltivatrice Agribioconti.
                                         
Tornando quindi al nostro arancino 100% siciliano, Tommaso, usa oltre al riso prodotto interamente in Sicilia, un ragù ottenuto con un misto di suino nero dei Nebrodi e bovino siciliano con un pomodoro dolce e succoso, il  “siccagno”, tipico dell’entroterra siciliano, cosi definito perché coltivato senza acqua.
Tuma, piselli freschi quando di stagione, pastella e panatura ottenuta da farine di grani antichi utilizzati anche per i prodotti di  panetteria, completano questa bontà tutta siciliana, che ho avuto modo si assaggiare a Cibo Nostrum 2018.                               

domenica 3 giugno 2018

IL POMODORO CORBARINO CONQUISTA I PALATI ALLA V EDIZIONE DEL MEDITERRANEAN COOKING CONGRESS

La V edizione del Mediterranean Cooking Congress, evento ideato e organizzato dalla società By Tourist,  ha scelto tra le location delle tappe italiane il Comune di Corbara, ai piedi dei monti Lattari, dove agricoltori corbaresi, hanno rivalutato e (attraverso usanze e tecniche produttive tradizionali) coltivano il corbarino, prodotto di punta dell’economia locale, che grazie anche al terreno di origine vulcanica e ai venti salmastri che arrivano dalla costiera, qui acquista caratteristiche organolettiche uniche, rispetto ad altri ecotipi similari coltivati nel circondario o in zone pianeggianti, motivo per cui è stata anche lanciata la proposta della richiesta di idonee certificazioni.
                                     
I lavori congressuali, svoltisi al Palazzo di vetro, sono andati al di là della semplice promozione commerciale del corbarino;  sono infatti stati trattati temi su base  scientifica sulle sue virtù  e sulle caratteristiche nutraceutiche del pomodoro in genere, con relazioni di  oncologi, professori universitari e giornalisti, alla presenza di un pubblico di esperti del settore, produttori, allievi di  istituti alberghieri e giornalisti enogastronomici.
Luigi Leo
, oncologo commenta:  "Recenti studi pubblicati su riviste internazionali, condotti da ricercatori campani e stranieri, hanno messo in evidenza che almeno in vitro l’estratto di Corvette Rino potenzialmente può esplicare un’attività anti proliferativa sul cellulare di carcinoma gastrico. Forse il dato più importante è che il pomodoro si abbina anche in termini organolettici a tutti quelli che sono gli elementi alla base della piramide alimentare mediterranea e quindi anche in ragione del suo bassissimo contenuto calorico può essere consumato ogni giorno".              
E  anche  Michele Scognamiglio, professore dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, spiega:
"Con un apporto calorico inferiore alle 20 Kal/100 gr il “frutto” delle Solanacee si colloca tra i primi posti in assoluto per il contenuto di preziosi nutrienti quali Vitamina C, K, P  e folati. Si farebbe sicuramente un torto all’oro rosso  non citando il suo corredo di carotenoidi dalla potente azione antiossidante e dalla funzione previtaminica dei precursori di vitamina A, di fondamentale importanza per vegani e vegetariani visto che quest’ultima si trova per lo più in alimentidi origine animale. Tra tutti il Licopene responsabile del colore rosso dei pomodori e di altri vegetali quali (ad esempio) anguria e frutti rossi.
Luteine e Zeaxantina oltre a sostenere il Licopene nella sua attività antiossidante aiutano a garantire la salute degli occhi e a garantirne una efficacia protezione dalle radiazioni solari".
A sostegno e promozione dell’uso del corbarino nella ristorazione, alcuni chef affiancati da giornalisti enogastronomici che hanno raccontato storia e curiosità del corbarino e della carriera degli stessi chef si sono esibiti in cooking show:
                                      
Chef Vincenzo Del Sorbo del ristorante Pompeo Magno di Pompei, affiancato dalla giornalista Antonella Petitti della rivista Cucina a Sud; con un involtino di calamaro con corbarino;
                                       
Chef Paolo Barrale del ristorante stellato Marenna' e Presidente dell'Associazione Chic, affiancato dal giornalista Giuseppe Giorgio del Roma; con un "ramen fuori norma" con umami di melenzane, ricotta di mandorle e corbarino;                                           
Chef  Domenico Iavarone del ristorante Jose' Restaurant di Torre del Greco, affiancato dalla giornalista Santa di Salvo de Il Mattino; con "Destrutturazione di puttanesca con sconcigli", ingredienti poveri ma che esaltano il gusto.                                       
Chef Giulio Coppola del ristorante La Galleria di Gragnano, affiancato dal giornalista Michele Armano della Guida ai ristoranti del Gambero Rosso; con “maruzze alla belladonna a media temperatura”, e qui Michele Armano ha illustrato come la bassa temperatura della cottura della pasta e degli altri ingredienti uniti in sinergia  influisca sui parametri glicemici.                           
Chef Erminia Cuomo e Pietro Cuomo del ristorante Il Bacco di Furore, affiancato dal giornalista Mario Amodio editorialista di Amalfi Notizie., con " Caserecce dal mare alla terra” con pesce spada, uvetta e corbarino.
                                                  
Dolci  dei pasticcieri Anna Chiavazzo, Sal De Riso, Gennaro Nasta e Alfonso Pepe  che hanno impiegato il corbarino candito o in gelèè. 
Nel pomeriggio, in esclusiva per i giornalisti visita guidata all'Agriturismo "La Grotta" e alla cantina "Borgo Giulia".
Partner dell'evento: I Sapori di Corbara, Pasta Artigianale Leonessa, Oceano Mare Group, Gma Specialità.
Prossima tappa del Mediterranean Cooking Congress a Taormina, dal 1° al 3 ottobre, sul tema "Vite dei Vulcani" organizzato in sinergia con lo chef stellato Pietro D'Agostino di La Capinera.

Communication Manager
Luisa Del Sorbo
www.cookingcongress.com



giovedì 24 maggio 2018

Cibo Nostrum 2018

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Cibo Nostrum 2018, la grande, spettacolare festa della Cucina Italiana tenutasi come ogni anno tra Zafferana Etnea e la splendida e ineguagliabile cornice di Taormina, si è conclusa con un ricavato di oltre 56.600 euro, di cui 43.000 sono andati  in beneficenza, in parte alla Fondazione Limpe per la ricerca sul morbo di Parkinson e in parte al Moige in favore della campagna di sensibilizzazione contro il Cyber bullismo.
Anche quest’anno la manifestazione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi  in partnership con Charming Italian Chef ha registrato un’affluenza record di visitatori italiani ma anche, grazie alla naturale vocazione turistica di Taormina di  numerosissimi stranieri che hanno apprezzato le oltre 200 prelibatezze proposte, tra stuzzicherie, primi, secondi, dolci, (anche vegetariano e senza glutine) vini, gelati e liquori della tradizione italiana.

iPiccy-collagetOltre 900 chef  (molti stellati) da tutta Italia e anche rappresentanti di delegazioni estere hanno voluto essere presenti in favore della prevenzione e della solidarietà, in un’atmosfera realmente festosa in cui l’entusiasmo di tutti gli chef e dei loro collaboratori  era palpabile (nonostante il lavoro che una manifestazione del genere implica, prima durante e dopo), con le postazioni  lungo tutto il Corso Umberto da Porta Messina a Porta Catania, a piazza Duomo e Piazza del Carmine e alla celebre Piazza IX Aprile, dal cui belvedere si poteva ammirare anche lo spettacolo dell’Etna fumante.iPiccy-collagecGrazie al Presidente di Charming Italian Chef Paolo Barrale, che mi ha coinvolto in questa esperienza unica e trascinante, ho seguito la manifestazione  fianco a fianco agli Chef   Giovanni Mariconda, Antonio Petrone di ‘Pensando a te’ (Baronissi –Sa- ) e Giuseppe  Stanzione di ‘Le Trabe’ (Capaccio – Sa-), seguendo anche le escursioni a loro dedicate.iPiccy-collagecaAbbiamo cosi avuto modo di visitare ad Acireale la seicentesca Cattedrale  barocca, in cui sono conservate le reliquie della patrona di Acireale  Santa Venera, il cui culto è molto sentito, tanto che la ricorrenza di Sant’Anna che ricade nello stesso giorno dedicato alla Patrona, viene festeggiata il giorno successivo.
Nella Cattedrale tra le altre opere è possibile ammirare quelle di Pietro Paolo Vasta e una meridiana decorata con segni dello zodiaco incastonata trasversalmente nel pavimento.iPiccy-collagepDopo la successiva visita alla Basilica Collegiata di San Sebastiano, anch’essa seicentesca e con opere del Vasta, tra cui un affresco del martirio di San Sebastiano, sulla piazza del Duomo  sono state gustate specialità locali.iPiccy-collagesInteressante è stata anche la visita all’ agrumeto della Masseria Santa Lucia di Motta S. Anastasia (Catania).
Le arance prodotte in questi territori, acquistano caratteristiche organolettiche uniche, le varietà rosse  risultano particolarmente ricche di antociani grazie al terreno vulcanico e al clima (influenzato anche dall’Etna) con forti escursioni termiche tra notte e giorno..iPiccy-collagemIl pranzo conclusivo di Cibo Nostrum per chef, accompagnatori e addetti ai lavori si è tenuto è all’esclusivo "Faro” di Capomulini, frazione di Acireale: tante prelibatezze e un clima piacevole e soleggiato come solo in Sicilia in questi giorni,  il prato a picco sul mare soprastante scogliere vulcaniche, profumo di salsedine, panorama suggestivo del golfo di Catania, fino ai faraglioni della Riviera dei Ciclopi…
qui l’album completo.


lunedì 7 maggio 2018

A La Mela Stregata di Lusciano la zuppa di cozze è “made in Campania”

iPiccy-collagemNovità  nel menù primavera - estate del ristorante pizzeria “La Mela Stregata” di Lusciano (Ce).
La classica zuppa di cozze, pietanza cult per napoletani e campani in genere e non solo per la ricorrenza del giovedì santo, strizza l’occhio al territorio e diventa ‘made in Campania'.
Santa Di Mauro, chef resident  e titolare del locale insieme al marito Antonio D’Ausilio, hanno infatti deciso di approntare una ‘Zuppa di Cozze’  di qualità superiore, preparata con prodotti tutti campani e a km zero o quasi.
DSC_2454Cozze flegree da allevamenti di Bacoli o Capo Miseno, olio extravergine d’oliva dell’azienda Fattoria L’Uliveto di Sessa Aurunca anziché il solito (quanto indefinito) olio piccante, un sugo abbondante di pomodori tondini della cooperativa Danicoop dell’agro sarnese, con un leggero tocco di peperoncino.
A rendere più ricca e ghiotta la zuppa, l’aggiunta di polpo fresco, vongole, mazzancolle oppure scampi (quello che offre il mercato), il tutto su una base di crostini di pane cafone preparato nel ristorante stesso invece delle ‘freselle’ che in genere costituiscono la base della zuppa.
Il risultato è una zuppa inebriante per profumi, colori e sapore, servita nella ‘sperlunga’ (il piatto da portata di forma ovale e allungata a sponde un po’ rialzate).DSC_2461Una zuppa può fare da abbondante piatto unico per uno o  da antipasto per due persone, e viene portata in tavola completa di un simpatico bavaglione antimacchia per ogni commensale.iPiccy-collagepLa pizzeria è affidata a Ahmed Harbaoui, nativo di Giugliano (Na) ma di origini tunisine, mentre in cucina Santa di Mauro è coadiuvata da Christian Barbato e Christian Mazzarino.
Il dolce, disponibile anche in una pratica confezione da asporto è di creazione di Santa che non abbandona completamente i suoi trascorsi da pasticciera.
iPiccy-collagemeLa ‘Mela Stregata’,  dà il nome al locale ed ha conquistato la clientela locale: un fagotto di pasta sfoglia fatta in casa, con ripieno di mela annurca Igp, crema pasticciera secondo la ricetta della nonna e amarene sciroppate, completato con salsa al caramello, quest’ultima aggiunta a mio avviso un po’ eccessiva.
La serata di presentazione alla stampa è stata curata da Laura Gambacorta.


La Mela Stregata Ristopizza
Via della Libertà 92 (uscita asse mediano)
con ampio parcheggio.
Lusciano (Ce)
Tel. 342 5721563
www.lamelastregata.com

sabato 28 aprile 2018

ravioli con zucchero e ricotta al pomodoro

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Un primo dall’accostamento insolito dolce - salato, ma godibilissimo, questi ravioli dolci ripieni con ricotta e zucchero e conditi con sugo di pomodoro, preferibilmente fresco.
Un’antica ricetta oggi un quasi del tutto dimenticata, di  Cervinara in provincia di Avellino, sono piuttosto semplici da fare.
Me ne parlava qualche tempo fa un collega che mi ha passato anche la ricetta dei Ravioli dolci con ricotta.
L’accostamento dolce – salato mi ha incuriosito, per cui li ho provati…e mi sono piaciuti, quindi ve li propongo, dopo averli rifatti a distanza di pochi giorni!!!
Trascrivo la ricetta cosi come mi è stata data.
Ingredienti per 4/5 porzioni
500g ricotta
1 uovo
sale
2 cucchiai di zucchero (assaggiare, se si preferisce più dolce aumentare un po’ la quantità di zucchero)
500 g di farina
2 bicchieri d’acqua
sale
Sugo di pomodoro fresco
Con la farina setacciata, l’acqua e un pizzico di sale preparare la pasta, quindi lasciar riposare un po’ l’impasto  coperto da un tovagliolo.
Nel frattempo in una terrina, con un cucchiaio di legno lavorare la ricotta con lo zucchero e l’uovo sbattuto fino ad avere una crema liscia (eventualmente è preferibile lasciar sgocciolare prima qualche ora la ricotta e  poi setacciarla  per avere una crema più liscia), tenere momentaneamente da parte.
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Tirare la sfoglia piuttosto sottile, col matterello o con la sfogliatrice, e con con l’apposito attrezzo per ravioli o con lo stampino preparare i ravioli  che cuocerete poi in acqua salata, scolandoli quando vendono a galla.
Condire col sugo di pomodoro e servire.

mercoledì 25 aprile 2018

Pizze a confronto

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L’arte pizzaiola di Giacomo Garau e di Pasqualino Rossi insieme per   una “pizzata” di beneficenza, il cui ricavato è stato devoluto a favore all'Associazione Culturale "ALAS DE ESPERANZA" con sede Bellona (CE), che sostiene da diversi anni la missione di Don Carlo Iadicicco e sua sorella Geremia presso Villa el Salvador nella periferia di LIMA in Perù, nella gestione e nello sviluppo di un istituto scolastico materno ed elementare e di un programma ricreativo, realizzando anche un doposcuola integrato, che accoglie centinaia di bambini e ragazzi da tre diversi quartieri, fra i più poveri della città.iPiccy-collageoNelle luminose sale della  Pizzeria Olio e Basilico di Calvi Risorta (CE)   il patron  Giacomo Garau e Pasqualino Rossi hanno unito le loro esperiente in fatto di pizza e impasti, per un amichevolissimo confronto  in una performance a quattro mani,  sfornando pizze considerevoli e ricche di gusto (a impasti differenziati per farine e lavorazione) rispecchianti i sapori dell’alto casertano uniti al fior di latte di Agerola e altre delizie.iPiccy-collagefSi inizia   con una focaccia con pomodorini a pezzi,  alici e menta, di Pasqualino, e a seguire pizze con:
iPiccy-collagecCarciofi stufati, Acciughe di Cetara, Fior di latte di Agerola, scaglie di Ricotta salata (Garau)iPiccy-collagecoCornicione ripieno di Ragù di Pomodoro e Melanzane, Mozzarella di bufala, scaglie di Parmigiano stagionato 36 mesi (Rossi) iPiccy-collageaAsparagi freschi, Pancetta tesa, Fior di latte di Agerola (Garau).

iPiccy-collagepE per finire… la dolce "Pizzeppola",  ideata da Pasqualino, un po’ pizza e un po’ zeppola dolce,  un “calzone” ripieno di crema pasticcera al rum (ricetta casalinga di Mamma Rita…!)  e Amarene, spolverizzata con zucchero al velo fuori dal forno e arricchita ancora con un ciuffo di crema con l’amarena: una vera bontà di cui si farebbe volentieri il bis.

30443469_1834617609935597_4678576934311952384_oVini azienda Telaro e Fazio, sponsor dell’evento  le aziende Il Torchio e Terre Magiche Gourmet.
Evento a cura di GCpress Comunicazione di Guenda Calderaro.
qui  l’album completo.

martedì 17 aprile 2018

Grande successo a Napoli della prima tappa di Meet Massari, il tour di Iginio Massari con Molino Dallagiovanna

iPiccy-collageInterpretare con un dolce la solarità e la vitalità dei napoletani, il vigore e la vivacità di una città spesso controcorrente quale è Napoli.
Da qui ha preso spunto  Iginio Massari, il Maestro dei Maestri dell’arte bianca per ‘Il sole di Napoli’ una torta tra i cui ingredienti ci sono i limoni di Sorrento, che danno un  gusto e profumo agrumato intenso e aromatico.
Una crostata moderna e allo stesso tempo  quasi una torta della nonna, ossia uno di quei dolci che ti coccola e con cui si inizierebbe la giornata ma lo si mangerebbe volentieri ad ogni ora, perché trasgredire con una fetta di dolce, e non solo, è una coccola stimolante.DSC_2139Il dolce è stato presentato in un cooking show tenuto da Iginio Massari durante la prima tappa di Meet Massari,  un tour in tre tappe (di cui la prima a Napoli, a Città della Scienza il 9 aprile scorso) ideato da Molino Dallagiovanna , produttore tra le altre, della linea le Dolcissime per pasticceria: Frolla 130, Frolla, Sfoglia, Brioche, Brioche Soft, Panettone, Panettone Z e Rinfresco, una  farina innovativa, nata dall’incontro tra il Massari e il molino emiliano, studiata, creata e testata appositamente per rinfrescare il lievito madre che diventa cosi giustamente acido e profumato una volta sviluppato.iPiccy-collagegUn cooking show in cui Massari, ‘mattatore’ carismatico e sopra le righe ha catturato l’attenzione del pubblico di pasticcieri e addetti al settore,  non solo con spiegazioni e consigli tecnici ma anche marketing, direttive e astuzie per sviluppare al meglio la propria attività.iPiccy-collagesCon Iginio Massari, ha partecipato Salvatore De Riso, che insieme a Massari ha preparato anche "Mediterranea", una  monoporzione di massa montata alla ricotta glassata all'arancia con pasta sablé e pan di spagna e il suo famoso Soufflè Stregato  in versione al cioccolato.
Una giornata (in collaborazione con Agrovo Alimentari, azienda campana, leader nel settore della distribuzione di semilavorati e materie prime per pasticceria, gelateria e panificazione) di grande soddisfazione per gli organizzatori, grazie al grande riscontro che l’evento, durato l’intera giornata, ha avuto e a cui hanno partecipato anche altri grandi nomi dell’alta pasticceria Campana: Alfonso Pepe,  Salvatore Varriale,  Denis Dianin, Pasquale Marigliano,  Marco De Vivo, Salvatore Gabbiano.
qui l’album completo della giornata.

martedì 10 aprile 2018

1968 - 2018: il Caseificio Ponticorvo di Alvignano (CE) compie 50 Anni.

BeFunky Collagen
Mezzo secolo di storia, di produzione e di sviluppo economico, di valorizzazione di una tipicità e di un territorio  unico e altamente produttivo com’è quello dell’alto casertano, mantenendo l’artigianalità e la qualità di un tempo pur con l’uso di tecniche moderne: l’importante traguardo è stato festeggiato il 7 aprile scorso dal  Caseificio Ponticorvo di Alvignano (Ce) con una grande festa con tantissimi amici e personalità del settore che si è tenuta nella splendida Tenuta Colle Rajano, circondata dal verde lussureggiante dei Monti Trebulani, panorama esaltato dalla tiepida giornata primaverile.BeFunky CollagetNel 1968 Antonino e Giuseppina Ponticorvo, si trasferiscono dalla penisola sorrentina, già terra di antiche tradizioni casearie, ad Alvignano dove danno inizio alla lavorazione di latticini prodotti con latte bovino, che in breve si evolve passando alla lavorazione di latte di bufala e i figli Luca e Massimo continuano con impegno l’attività, fino a creare ognuno la propria azienda.
Oggi il caseificio nella sede storica fondata dai nonni Antonino e Giuseppina, è portato avanti da Massimo insieme a sua moglie Brigida ed i figli Giusy, Anna e Antonino, che hanno fatto si che la produzione raggiunga anche il Giappone, la Corea e varie nazioni europee.DSC_2044La famiglia, la determinazione e una sana gestione sempre proiettata al bene dell’impresa e alla sua crescita, sono stati gli ingredienti che hanno portato al successo del nostro caseificio – ha dichiarato Massimo Ponticorvo – la nostra storia è anche sviluppo economico ed occupazionale che ha portato ad un forte legame con questo territorio.
Entro un paio d’anni nascerà una nuova struttura per migliorare la qualità della produzione e adeguarla alle diverse esigenze di mercato.
qui l'album della giornata.

Ufficio stampa curato da Antonella d’Avanzo.

Caseificio Ponticorvo
+39 082 3865000
Via Miglio, 25 81012 Alvignano (CE)
info@caseificioponticorvosrl.it
https://www.caseificioponticorvo.com/

Tenuta Colle Rajano
via Felcio, 81010 Ruviano (CE)
http://www.tenutacollerajano.it/
Telefono: 3388543541
tenutacollerajano@gmail.com

sabato 31 marzo 2018

Per Pasqua al Gran Caffè Cappiello di Santa Maria Capua Vetere trionfa la colomba conciata, la colomba gastronomica col conciato romano de Le Campestre


DSC_1892Della colomba classica,  dolce simbolo della Pasqua Italiana, ha l’aspetto esteriore e la consistenza soffice con l’impasto dalla struttura ben alveolata, mentre nel gusto può ricordare il casatiello napoletano, il pane condito con strutto formaggio, uova e salumi caro ai napoletani e immancabile il sabato santo e nella gita fuori porta di Pasquetta.
Ma la nuova Colomba Conciata, una colomba “salata” o se preferite, gastronomica,  ha una sua personalità ben definita e rispettosa del disciplinare, tanto da essere risultata vincitrice del concorso  torinese ““Una Mole di colombe e cioccolato”  (seguita dalla “Colomba nzogna e pepe”, della Pasticceria De Vivo di Pompei, mentre  Sal De Riso Costa d’Amalfi si è aggiudicato il 3° posto) .

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La presentazione ufficiale si è tenuta presso Villa D’Angelo Santa Caterina, a Napoli, con la partecipazione degli ideatori,
Manuel Lombardi, produttore nella sua azienda “Le Campestre”  del Conciato Romano il più antico formaggio d’Italia,  e il maestro pasticciere Michele Cappiello del Gran Caffè Cappiello di Santa Maria Capua Vetere.DSC_1894La Colomba Conciata, ottimo prodotto ad un ottimo prezzo,  si identifica fortemente col territorio in cui nasce ed è ricca del patrimonio produttivo che esso offre;  a produzione necessariamente limitata, come limitata è la produzione di Conciato Romano (quello usato per la Colomba è a maturazione relativamente breve, circa 6 mesi), che con pomodori secchi,  salsiccia di nero casertano ed erbe aromatiche rendono questa colomba unica, con gusti e profumi decisi e persistenti.
Un risultato ottenuto dopo oltre 5 mesi di prove in laboratorio, al fine di ottenere un giusto bilanciamento, con la giusta quantità di zuccheri, totale assenza di conservanti o additivi vari, infuso alcoolico di rosmarino come antimuffa e la soffice consistenza che solo un buon lievito madre sapientemente usato può conferire.iPiccy-collageAlla degustazione della Colomba Conciata è seguita la degustazione di altri prodotti dei fratelli Cappiello: la colomba classica, morbida, ricca di pezzetti di cubetti di scorza di arancia candita artigianale e quella al pistacchio (secondo me un po’ troppo dolce), la pastiera, che i Cappiello preferiscono tenere un po’ umida al cuore,  profumatissima e anch’essa  ricca di pezzetti di scorza d’arancia candita, altra caratteristica che la contraddistingue è l’uso di grano acquistato crudo e cotto in laboratorio; e il “Sospiro d’Angelo”, una loro creazione esclusiva, un semifreddo all’italiana composto da pandispagna, crema zabaglione e alle mandorle e torrone, con pezzetti di cioccolato e spolvero finale di cacao e infine, un altro dolce della tradizione pasquale di S. Maria Capua Vetere, la Pigna, o casatiello dolce, che è realizzato con la ricetta esclusiva di famiglia.iPiccy-collagegE mentre si degustava e si sorseggiava uno dei liquori della
Distilleria Petrone lo sguardo andava dallo splendido panorama che la sala del Villa d’Angelo offre,   all’enorme gorilla realizzato tutto in cioccolato fondente al 60%, del peso di 30 kg che ci scrutava col suo sguardo bonario!
qui l’album completo.

Azienda Agrituristica "Le Campestre" Via Buonomini,
Castel di Sasso (Ce)
Tel. 0823.878277 / 347. 0580014 / 366. 7201685

Gran Caffè Cappiello
Viale del Consiglio D'Europa, 32
81055 - Santa Maria Capua Vetere
(Caserta)
Tel.: +39 0823 811 93 1

D’Angelo Santa  Caterina
Via Aniello Falcone 203 80127 Napoli
081 578 97 72



lunedì 26 marzo 2018

Colombine alla mandorle al profumo di bergamotto.

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Colombe e colombine dolci o salate riempiono in questi giorni vetrine di pasticcerie e fornai.
Per queste mie colombine  ho fatto delicato impasto alle mandorle profumato con  essenza di bergamotto.
Molto semplici da fare, ideali a colazione o a merenda, sono belle anche da regalare.
Forza su, è il momento di tirare fuori lo stampino di silicone che dorme da un po’ nel mobile in cucina… e se non avete gli stampini da colomba usate tranquillamente degli stampini da plum cake o uno grande da ciambella.
Per circa 12 colombine ( ma dipende anche dalla grandezza degli stampi usati):
200 g di farina 00
50 g di amido di mais
180 g di zucchero semolato fine
150 g di burro fuso
160 ml di latte
3 uova grandi
150 g di farina di mandorle
5 gocce di essenza di bergamotto
10 g di lievito in polvere
sale
Sarebbe meglio avere latte e uova a temperatura ambiente.
Setacciate farina, amido e lievito.
Lavorare a spuma le uova con lo zucchero e un pizzico di sale, unire l’essenza di bergamotto e incorporare bene.
Aggiungere il burro fuso e il latte, quindi il  mix di farina lievito e amido e per finire la farina di mandorle.
Se il composto fosse troppo sodo, unire ancora un paio di cucchiaiate di latte.
Una volta amalgamato il tutto, mettere negli stampini  (volendo, con uno zuccherino colorato fate l’occhio) e infornare a 180° 20/25 minuti, circa 35 minuti o poco più se fate un unica torta.
Una lieve spolverata di zucchero a velo completerà le vostre deliziose colombine!

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