giovedì 31 maggio 2012

Signori e Signore…ecco a voi… I Carotini!!!

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Carotini? e che saranno mai?
Come cosa sono????
Biscottini con carote, no? Perfetti quando vi prende la voglia di quel certo non so cosa o quando siete al mare e vi state abbronzando…
Ci sono le merendine, con le carote, ci sono i plum cake alle carote,  e mo', ci stanno pure i biscottini abbronzanti, con le carote!
E… diteci, Milady, come sono fatti questi Carotini?
Cosi… ecco cosa serve:
per le carote semi candite:
70 g di carote
70 g di zucchero eridania
100 ml di acqua
per l’impasto:
100 g di farina di carote (qui vi spiego come farla, e anche qui, con un altro metodo ma si trova tranquillamente in commercio)
100 g di farina (Stavolta ho usato la Caputo 00 di cui ci fu fatto omaggio alle Axidie)
50 g di fecola di patate
70 g di zucchero di canna Tropical eridania
100 g di burro
1 uovo
lo sciroppo delle carote
1 punta di cucchiaino di ammoniaca per dolci
mezzo cucchiaino di cardamomo in polvere
circa 50 ml di latte
un pizzico di sale
uno stampino a forma di carota…

Pulite, lavate e riducete a dadini molto piccoli le carote, quindi mettetele in un pentolino con l’acqua e lo zucchero e portare a ebollizione, prolungandola per circa 10 minuti. Quindi spegnere, lasciar raffreddare, dopo 2/3 ore, o se avete tempo, il giorno dopo, riportare a ebollizione per circa 10 minuti ancora, quindi scolarle, sistemarle larghe su un piattino per raffreddarle e tenete da parte lo sciroppo.
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Mescolate le farine setacciandole insieme, sistematele in una ciotola o sul piano di lavoro, unite il sale, l’ammoniaca, il cardamomo,e miscelate il tutto.
Aggiungere il burro a pezzetti, con la punta delle dita mescolate il tutto, fino ad avere un composto granuloso, a cui miscelerete lo zucchero di canna.
Unite quindi l’uovo,tutto  lo sciroppo delle carote (il mio era circa 50 g) e tanto latte quanto basta a rendere omogeneo il tutto, quindi fate il classico panetto e mettetelo una mezz’oretta in frigo.
Riprendete la pasta, stendetela sottile, a circa 4 mm, con lo stampino ritagliare i biscotti, quindi sistemateli sulla placca del forno foderata con la carta forno e cuocete circa 15 minuti a 180°.
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Quando sono freddi, volendo, decorate il ciuffo con pennarelli alimentari.
Dopodiché gustatevi questi particolari, aromatici, gradevoli, Carotini, che aiutano pure ad abbronzarsi!!!
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martedì 29 maggio 2012

Oggi….Alici!

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Ovvero, tre modi diversi per gustare questo semplice pesce azzurro.

Quelle di Pozzuoli sarebbero ideali, ma se non le avete…fate vobis!

Non mi dilungo sulle alici marinate, semplicissima preparazione: vanno lavate, spinate e messe a marinare un paio d’ore in aceto o succo di limone, quindi sgocciolate e condite con un filo d’olio e se piace (a Noi, no, lo sapete… Con la lingua fuori)  peperoncino…

Anche per le alici fritte che sono un classico, sapete già tutto: solita pulizia, lavate, sgocciolate, infarinate con un misto di farina di semola e farina bianca e friggete in olio di arachidi ben caldo, finché sono ben dorate.

Sgocciolate, salate e servite, magari nell’altrettanto classico “coppetiello” di carta paglia.

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La Alici “arrecanate”, ovvero, insaporite con origano, sono un’antica, semplice preparazione della cucina napoletana.

Vi occorrono

Alici,

mollica di pane di un paio di giorni

origano

olio evo

sale

aglio

una spruzzata di vino bianco.

La preparazione, come vi ho detto, è semplicissima: Pulite la alici, togliendo la testa e le interiora e lavatele.

Sbriciolate la mollica di pane, mescolatela con un buon pizzico di origano e l’aglio tritato sottile.

nel tegame basso, mettete un po’ d’olio, sistemate le alici.

Ricoprite col miscuglio di briciole di pane, date un altro giro d’olio, salate e mettete coperto a fuoco vivace.

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Basteranno pochi minuti di cottura, poco più di 5, scoperchiate, spruzzate con un po' di vino bianco (ma a chi piace va bene uno spruzzo d’aceto o limone) e lasciate evaporare.

Pronte da gustare!

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lunedì 28 maggio 2012

pane e formaggio

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questo pane è un pane “svuota frigo”, in quanto per la farcitura ho usato gli avanzi di formaggi trovati in frigo, e ridotti a dadini.

ecco le dosi:

350 g di farina petra 1

150 g di dadini di formaggi misti

100 g di lievito madre 0 15 g di lievito di birra

100 ml di latte tiepido

200 ml circa di acqua tiepida

30 g di strutto

1 cucchiaino di malto

1 uovo sbattuto

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaiata abbondante di semi di papavero

Mettere il lievito nel robot, unire il latte tiepido e lavorare a bassa velocità per scioglierlo.

Unire il cucchiaino di malto, lo strutto, metà dell’uovo sbattuto e amalgamare, aggiungere tutta la farina il sale  e l’acqua, tenendone da parte 20/30 ml, da aggiungere solo se serve: l’impasto deve risultare liscio e morbido.

Lasciar lievitare un paio d’ore al tiepido fino al raddoppio: io lo lascio nella stessa ciotola del robot, coperto.

Trascorso il tempo, mettere l’impasto sul tavolo leggermente infarinato, lavorarlo un po’, stenderlo leggermente e aggiungere i dadini di formaggio e quasi tutti i semi di papavero, lasciandone un po’ da spolverizzare

alla fine.

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amalgamare bene il formaggio e i semini all’impasto, formare una pagnotta e sistemare in uno stampo unto a bordi alti, spennellare con restante uovo e spargere i restanti semi di papavero.

Lasciare lievitare ancora, fino al bordo dello stampo, quindi cuocere a 190/200 ° per circa 35 minuti, fino a doratura.

Gustatelo freddo, è sfiziosamente buono da solo, ma anche accompagnato da affettati.

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sabato 26 maggio 2012

Gatto’ di patate? si…ma Dolce!

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Il Gatto’ di patate, è uno dei cibi principe della cucina napoletana, povero e ricco nello stesso tempo: ricco per via del ripieno che ne fa un piatto di gusto, povero, in quanto fatto appunto con le patate, che sono da sempre un cibo economico: basti pensare che un tempo le patate non erano considerate per l’alimentazione umana, ma servivano per sfamare i maiali.

Quando sono arrivate i Europa, intorno al 1570, infatti, si credeva addirittura che provocassero la lebbra e altre malattie.

Solo intorno al 1600, grazie ai Carmelitani scalzi, arrivarono in Italia.

Ma fu oltre in secolo dopo, grazie a un farmacista militare francese, Antoine Augustin Parmentier, che le patate cominciarono a essere considerate per l’alimentazione umana.

Nel Regno di Napoli, i pomi di terra, com’erano allora chiamate le patate, cominciarono ad essere diffuse da Francesco Leonardo, cuoco di Caterina II, Imperatrice di tutte le Russie, seguito da Vincenzo Corrado, che ne 1798 scrisse il “Trattato delle patate ad uso di cibo”.

Cominciarono a nascere i primo Gatto’, che all’epoca erano anche fatti con altre verdure, ricette cadute poi in disuso, solo quella del Gâteau di patate, diventato poi Gatto’, passando dalle cucine aristocratiche napoletane, è arrivata ai giorni nostri, regalandoci questa prelibatezza che a Napoli è ben diffusa e apprezzata.

Questa che vi presentiamo ora, invece, è una versione dolce, variante ormai in disuso, ma che secondo NOI, è piacevole e perché no, da rivalutare…

E’ un’antica ricetta, tratta da un ricettario del 1904  “L’art de bien manger” di Edmond richardin

Essendo una ricetta di prova, abbiamo ridotto la dose di patate prevista nella ricetta da 12 a 3, regolandoci per quanto riguarda burro  panna e zucchero un po' a gusto, non essendo specificate le quantità. Anche per le uova  sono ridotte da 8 a 2.

Ecco la ricetta cosi come  preparata.

3 patate (450 g circa) a pasta gialla

sale

scorza di limone grattugiata

30 g di burro

50 ml di panna

120 g di zucchero eridania

2/3 cucchiai di acqua di fiori d’arancio

1 uovo

1 tuorlo

bollire le patate, schiacciarle, sistemarle in una casseruola unendo il sale e la scorza di limone.

Mescolare, mettere sul fuoco, unire il burro, la panna e lo zucchero, amalgamare e far intiepidire.

Fuori dal fuoco unire l’acqua di fiori d’arancio e le uova.

Amalgamare tutto bene, finché la massa sia omogenea.

Sistemare in una teglia imburrata(con queste dosi, la teglia da 24) e spolverizzata di pan grattato, livellare bene.

Non era previsto ma ho spolverato leggermente la superfice di zucchero misto a pangrattato.

Cuocere a 200 circa 40 minuti.

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E’ gradevole tiepido, ma ottimo freddo

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nota: schiacciando e lavorando subito le patate, credo si possa tranquillamente evitare il passaggio di scaldare la purea sul fuoco, sciogliendovi direttamente il burro e la panna mentre sono ancora calde. e aggiungendo dopo il resto.

giovedì 24 maggio 2012

Il 3 giugno impara a Decorare i Cupcake… gratis!

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Domenica 3 giugno -dalle 10.30 alle 13.30- al super chic Blue Bay Cafè sul lungomare di Pozzuoli Gistera Cake, fine militante della sugar art, creatrice di torte-spettacolari, darà una lezione gratuita su come decorare i cupcake!

La chef terrà una dimostrazione di come realizzare i principali decori, partendo dai più semplici, svelando segreti e tecniche della sugar art; una volta a casa poi sarete anche voi in grado di produrre piccoli gioielli di pasticceria seguendo i consigli e le ricette di Gistera Cake!image

 

Una full immersion di 3 ore, ricche di consigli e golosità, per imparare le tecniche di decorazione di uno dei più ghiotti protagonisti dell’american bakery: sweet cupcake!
Compleanni, cerimonie, anniversari: i cupcake decorati sono un must per stupire gli ospiti in una festa che sia davvero originale e glamour.
Vai al Blue Bay ad imparare come realizzarli!

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Tartare di salmone al sesamo e sale grigio bretone

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Fresco antipasto o veloce secondo? La  tartare di salmone è gradevole comunque la preferiate.

per una persona:

circa 200 g di salmone a dadini

succo di 1 limone e di 1 arancia

semi di sesamo

sale grigio bretone

olio evo q.b..

aceto balsamico

Per le tartare di pesce, considerando che si  tratta di pesce crudo, è importante assicurarsi che sia fresco, ma è importante che sia comunque congelato prima dell’uso, per evitare problemi con l’anisakis (le sue larve muoiono se sottoposte a 60 gradi di temperatura, oppure dopo 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40°).

una volta fatto  scongelare il pesce, tagliarlo a piccoli dadini, metterlo in una ciotola, quindi coprirlo con i succhi di limone e arancia, mescolare e lasciarlo marinare un’oretta.

Trascorso il tempo, scolate dai succhi,condite con olio evo, qualche goccia di aceto balsamico e i semi di sesamo (circa mezzo cucchiaino).

Sistemare in un tagliapasta, premendo leggermente per compattare bene, quindi sformare sul piatto di portata, spolverando col sale grigio e accompagnando da crostini o crackers.

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Bicchierini ciocco caffè

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Ovvero, come preparare dessert velocissimo e sfizioso, adatto   in caso di ospiti improvvisi ma anche programmati, con un preparato pronto (che è sempre utile avere in casa)

Avendo i bicchierini di cialda a disposizione, ne ho fatto dei dessert da fine pasto.

vi occorre:

1 confezione di Crema Bar ciocco caffè Cameo

200 ml di latte

qualche ciliegia fresca

una meringa sbriciolata

bicchierini di cialda 6 o 7

Preparare la crema ciocco caffè secondo le istruzioni: mettere il preparato in una ciotola a bordi alti, aggiungere il latte freddo e frullare alla massima velocità un paio di minuti.

Sistemare la crema nelle cialdine o nei bicchierini (compresi nella confezione)

decorare con briciole di meringa e mezza ciliegia snocciolata.

Passare in freezer un paio d’ore.

Avete pronto un delizioso dessert dall’intenso gusto di cioccolato e caffè!

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mercoledì 23 maggio 2012

Un Mare di Azzurro

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Tuffatevi in un mare d’azzurro!!!

Città del gusto Napoli si prepara all’estate e alla sua leggerezza con un tuffo gastronomico nel blu mediterraneo. La sera del 25 Maggio prossimo, il  wine bar, raffinato e minimalista, ospiterà la seconda edizione dell’evento “In un mare di azzurro”, una cena davvero speciale dedicata al pesce azzurro.
Il menu è studiato per la serata dallo chef resident Giovanni Pastore, esperto conoscitore della fauna marina dei lidi nostrani; nel corso della serata due sorprese per gli appassionato della cucina di mare: la nutrizionista Alfonsina Palma che vi illustrerà le caratteristiche del pesce azzurro e vi parlerà di specie spesso sconosciute ma non meno gustose da portare in tavola; in omaggio la guida pratica del Gambero Rosso Il pesce azzurro di Annalisa Barbagli.

Il menu prevede in apertura un sorprendente “Benvenuto dello chef”; a seguire il piccolo fritto di pesce con erbe, fili di agrumi e sorbetto agrodolce di peperoni; veraci spaghetti di Gragnano con alici fresche, pomodorini del piennolo e pecorino di Carmasciano; tagliata di ricciola accompagnata da salse speciali; sul finire, una dolce conclusione ai frutti di bosco.

costo della serata 40 euro a persona

INFO
Città del gusto Napoli
Via Coroglio 57/104E
Tel.: 081.198 08 900 / 902
Mail: eventi.na@cittadelgusto.it

AperiDivo a Città del Gusto Napoli

 

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tutti i giovedì sera a Città del gusto Napoli c’è un nuovo modo di vivere l’ happy hour:
L' AperiDivo - il gusto protagonista
E’ il nuovo appuntamento del giovedì, in cui il gusto diventa protagonista attraverso un’esperienza sensoriale: dall’assaggio di prodotti eccellenti, in abbinamento con vini, bollicine e drink straordinari accompagnati da suggestioni musicali dal vivo grazie alla presenza di un DJ SET di Lunare Project di Radio YACHT Sunsation,
Dedicato a tutti coloro che desiderano provare il piacere della raffinatezza , del gusto e della eleganza con OYSTER House, le migliori etichette , gli Chef della Città del gusto Napoli
ed i ns barman. con le suggestioni musicali dei i dj di Lunare Project.
Tutti i giovedì dalle 19.00 alle 21.00
Vi aspettiamo.
Ingresso a posti limitati, è gradita la prenotazione.

INFO
Città del gusto Napoli
Via Coroglio 57/104E
Tel.: 081.198 08 900 / 902
Mail: eventi.na@cittadelgusto.it

lunedì 21 maggio 2012

ziti alla genovese (secondo Milady)

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Nella Cucina Napoletana, la “genovese” è un sugo di carne famoso quanto il ragù, ma sconosciuto al di fuori della provincia, e a dispetto  del nome, sconosciuto anche a Genova.

I “maccheroni alla genovese”, sono conditi appunto con questo sugo dalle origini antichissime, che pare risalire addirittura al cinquecento: si legge infatti nel “liber de Coquina”, un ricettario di Anonimo del medioevo, una ricetta intitolata “de tria ianuensis”, ossia “della Tria Genovese”, dove Tria era il nome con cui si indicava l’antenata della nostra attuale pasta e il condimento prevedeva appunto cipolle soffritte con olio e spezie.

Ancora, in merito, Jeanne Carola Francesconi, nel suo libro “La cucina Napoletana” scrive:

“Nel Seicento, esistevano a Napoli parecchi trattori genovesi stabilitisi nella nostra città, i quali, ottimi cuochi, usavano cucinare la carne in quel modo particolare, che poi da loro ha preso il nome…

Ma perché poi questa denominazione di genovese se i cittadini della Superba la ignorano del tutto?… consultando il Crisci, e il Corrado, fino al Cavalcanti incluso, troviamo  che la denominazione genovese indicava quel sugo semplice e di colore chiaro che noi chiamiamo glassa.”

Un’altra ipotesi in merito, darebbe la genovese come pietanza originaria francese, per la presenza della grande quantità di cipolle, per cui il nome originale, “genevoise”, sarebbe stato poi storpiato in italiano in “genovese”

Qualunque siano l’epoca e le origini di questo appetitoso sugo, va comunque detto che  il primo a indicare di allungare il sugo della carne  per poi condire la pasta, è il Cavalcanti.

Esiste anche una “finta genovese”, senza carne, ma con salumi a pezzetti, quindi una versione povera, o la “genovese rossa”, con l’aggiunta di conserva o pomodori pelati.

La pasta più indicata per questa preparazione è quella corta: rigatoni,  penne,  ziti (quelli lunghi che vanno spezzati), la carne viene poi servita come secondo.

Oggi, come per molte altre preparazioni, ogni famiglia ha la sua ricetta di questo delizioso sugo, questa è quella che vi propone Milady:

500 g di girello a grossi pezzi

50 g di prosciutto crudo a piccoli dadini

7/800 g di cipolle,

1/2 carota

1 cucchiaio di strutto

1/2 bicchiere di vino bianco

sale

olio evo q.b.

si affettano o si tritano sottilmente le cipolle, si mettono in pentola con la carne, l’olio, lo strutto, la carota, il prosciutto, il vino e il sale, quindi si copre e si porta a cottura a fuoco lentissimo, per circa un paio d’ore, rimescolando ogni tanto, facendo attenzione a che non si attacchi il tutto. Se serve, unire un po' d’acqua.

A fine cottura le cipolle saranno sfatte, quasi una crema,dolce, di colore scuro e denso: qualcuno usa anche eliminare la carne, passare il tutto al passaverdure e rimettere insieme la carne per completare ancora qualche minuti la cottura,

Una volta cotta la pasta, condirla col sugo e volendo, completare con la classica spolverata di parmigiano.

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domenica 20 maggio 2012

Special thank’s to… Eridania

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Ieri è arrivata a Maison Milady la fornitura omaggio di  ERIDANIA, l’azienda leader Italiana nella produzione di zucchero, con cui Maison Milady collabora, e di cui vi invito caldamente a provare i prodotti (nel caso siete tra i pochi rimasti in Italia a non usarli),

Il  pacco è un  pieno di dolcezza: prodotti della linea Passione in Cucina, della linea Tropical , nonché Essenza di Natura, con cui sono già state realizzate varie ricette

Continuate a seguire Maison Milady, presto altre dolci ricette con ERIDANIA, che ringraziamo ufficialmente.

mercoledì 16 maggio 2012

Pasta con pancetta e fave

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Le fave sono di stagione, che ne dite di un primo piatto fresco e veloce (a parte la sgusciatura e pulitura delle fave… Con la lingua fuori?)

un piatto della cucina povera, semplice ma gustoso.

per 3 persone:

250 g di pasta corta,

300 g di fave, peso sgusciato

50 g di formaggio pecorino,

20 g di parmigiano

80 g di pancetta a dadini

1/ cipolla  novella

olio evo

pepe

sale

Una volta sguisciate le fave, eliminare anche la pellicina.

Siccome la pancetta è molto saporita, consiglio di dissalarla leggermente: mettere pochi secondi i dadini in acqua bollente e scolarli.

In una padella o tegame dove poi andrà anche la pasta, mettere un paio di cucchiai d’olio e la cipolla tagliata al velo, lasciar cuocere un po' senza far prendere colore, aggiungere le fave, fare insaporire e continuare la cottura, aggiungendo eventualmente un paio di cucchiai d’acqua. 

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Intanto calare la pasta, e mettere quindi la pancetta nelle fave,  mescolare, unire una parte dei formaggi mescolati insieme, e tenere un momento da parte.

A cottura quasi completa della pasta scolarla, ma non completamente, e passarla nel tegame con le fave, lasciar insaporire fino a completamento della cottura, regolate di sale, prima di  servire.

Completate coi restanti formaggi e se piace una spolverata di pepe.

Fatto: cosi veloce, da non lasciare neanche il tempo per una foto in più!

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martedì 15 maggio 2012

Il Tortano

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Si, lo so, il tortano, come il casatiello andrebbe fatto e postato per Pasqua…Ma il post era rimasto nascosto nelle bozze, e comunque il tortano, come il casatiello, si mangiano volentieri tutto l’anno, non solo nella gita di Pasquetta.
Questa mia versione è leggermente alleggerita nella quantità di strutto e di pepe, per il resto è una versione classica, fatta con lievito madre e lasciata lievitare tutta la notte.
500 g di farina petra 1
150 g circa di lievito madre (oppure mezzo cubetto di lievito di birra)
80 g di strutto
sale e pepe q b
30 g di pecorino grattugiato
30 g di parmigiano grattugiato
200 g tra dadini di salame, mortadella, provolone dolce e fior di latte.
Sciogliere il lievito in acqua tiepida, circa 250 ml, (dipende un po' dalla vostra farina,)unirlo alla farina a fontana e lavorare aggiungendo poi il sale e abbondante pepe nero, meglio se macinato al momento.
Ottenuto un impasto morbido, lasciarlo lievitare finché sia raddoppiato di volume.
una volta lievitato, far assorbire all’impasto tutto lo strutto, lavorando a piene mani, quindi unire i formaggi e lavorare a lungo.
Ora è il momento di aggiungere il ripieno, continuando a lavorare per distribuire tutto uniformemente.
Formare quindi un rotolo, sistemando poi il tutto nel classico “ruoto” di alluminio col buco centrale, preventivamente unto abbondantemente.
Lasciar lievitare fino all’orlo dello stampo, (tutta la notte), quindi cuocere a 180° circa 40 minuti.
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Mini (cheese?) cake alle fragole pour Maman

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Una semplice ma deliziosa tortina alle fragole  (senza cottura) con dadini di arancia candita per il giorno della festa della Mamma e non solo…Rosa rossa

per uno stampo da 16 cm ho usato:

200 g di fragole a pezzetti

più qualcuna per la decorazione finale

2 cucchiai di essenza di natura eridania

100 g di ricotta

100 ml di yogurt (ho usato quello dei fermenti casalinghi)

5 g di gelatina

2 cucchiai di latte

1 cucchiaio abbondante di essenza di natura eridania

ritagli di pan di spagna o savoiardi

succo di 1 arancia

dadini di scorze d’arancia candite.

Mettere le fragole a pezzetti con lo zucchero in una ciotola, e tenere da parte 2/3 ore.

Rivestire lo stampo preferibilmente col bordo apribile, con pellicola per alimenti, dopo sformerete il dolce con più facilità.

Sistemare uno strato di pan di spagna o biscotti sul fondo dello stampo, bagnare col succo d’arancia.SAMSUNG

 

In una ciotolina lavorare la ricotta con lo yogurt ed essenza di natura, fino ad avere una crema liscia.

Sciogliere la gelatina ammollata in un pentolino coi 2 cucchiai di latte, far raffreddare leggermente, quindi unire 2/3  cucchiai di crema di ricotta, mescolare bene e aggiungere il resto della crema, mescolando bene finché la crema sia liscia ed omogenea.

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Sistemare le fragole sul pandispagna e spargere i dadini di arancia candita, livellare tutto col dorso del cucchiaio, quindi versare la crema di ricotta e yogurt, sbattere leggermente lo stampo sul tavolo per far arrivane bene la crema sulla fragole, passare in frigo almeno 3 ore o  finché la crema sia ben rassodata, quindi sformare delicatamente il dolce sul piatto da portata, decorare con le fragole affettate tenute da parte e con scorzette d’arancia candita.

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nota: il pan di spagna va bagnato appena (quindi può bastare il succo di mezza arancia), perché poi l’umidità dello yogurt e della ricotta faranno il resto, tenendolo troppo morbido. Eventualmente si può sgocciolare un po' lo yogurt prima di usarlo attraverso un fazzolettino di lino o cotone, in quel caso si può diminuire un po' la gelatina.

Volendo, ci vedo bene anche la classica base da cheese cake.

lunedì 14 maggio 2012

pan brioche allo yogurt

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Ultimamente mi hanno regalato dei fermenti per fare lo yogurt in casa, quindi avendone a disposizione ho pensato di farne un pan brioche da colazione (e non solo) aromatizzato con scorzette di limoni canditi e completato con zucchero e granella di nocciole.

Ho usato lievito madre, iniziando l’impasto di pomeriggio, lasciando poi lievitare tutta la notte, per chi non ce l’ha a disposizione, può ovviamente sostituirlo con lievito di birra. ed eventualmente accorciare i tempi di lievitazione, oppure diminuire ulteriormente la dose i lievito di birra, lasciando gli stessi tempi di lievitazione.

Per questa volta ho inoltre provato la farina 00 di “Caputo” new entry tra gli sponsor nei corsi alle Axidie.

Infine, con un pezzetto dallo stesso  creato  una brioche da porzione, con un ottimi risultati, unico neo, non avendo spennellato col tuorlo alla fine, è rimasta un po' anemica!Stralunato

Ecco gli ingredienti.

300 g di farina 00

1 cucchiaino di malto o miele

100 ml di latte tiepido

30 g di margarina vallè

100 g lievito madre (15 g di lievito di birra)

2 g di sale

scorze di limone candite tritate ,30 /50 g

50 g di zucchero eridania

50 ml di yogurt

1/2 cucchiaio  di zucchero per lo spolvero finale

1 cucchiaio di granella di nocciole

un paio di cucchiai di latte per spennellare.

sciogliere il lievito nel latte tiepido con il malto, mettere nel robot, unire la farina setacciata, lo yogurt, la margarina,le scorzette di limone tritate, il sale  e lavorare, facendo andare il robot almeno 5/7 minuti.

Lasciar lievitare l’impasto 2/3 ore (anche lasciando l’impasto nel robot), coperto.

Trascorso il tempo, mettere l’impasto sul piano di lavoro, sgonfiarlo, formare le treccia, e sistemare nello stampo unto, lasciando poi lievitare tutta la notte.

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Al momento della cottura, spennellare delicatamente con un pò di latte, spolverizzare con lo zucchero misto alla granella di nocciole, cuocere a 170 per circa 35 minuti (20 minuti per le brioche piccole bastano).

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e poi…che v’o dic’affà? buona colazione!