mercoledì 30 novembre 2016

Giri di pasta

 

PicMonkey CollageFrittate di pasta a gogò  da Giri di Pasta,  nuovo take away che ha aperto da qualche giorno nel centro storico di Napoli.
Da non confondere con le classiche frittatine da pizzeria- rosticceria- street food, qui da Giri di Pasta la frittata take away è  proprio come quella di mammà o della nonna, invitante e stuzzicante ricca di  ingredienti genuini, ricercati e soprattutto a chilometro zero, a cominciare dalla pasta di Gragnano.DSC_9213Un’idea semplice, la frittata di pasta monoporzione da consumare al volo o quasi, magari mentre si passeggia tra le affascinati stradine ricche a loro volta di negozietti caratteristici o monumenti storici da scoprire e riscoprire.
Tante le varianti, con ingredienti classici o ricercati, con gusti più classici e leggeri o più decisi, ma anche  per celiaci.
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E per i più golosi??? il Giro di Pasta al cioccolato fondente  è il Giro per i vostri denti!!!
Giri di Pasta è anche franchising, qui tutte le info.GIRIdiPASTA-contest-bannerE…non amo molto le autocelebrazioni, ma stavolta ci vuole… Le mie Tagliatelle al pistacchio con crudo di gamberi si sono classificate tre le nove ricette vincitrici del contest collegato a Giri di Pasta e infine tra le prima tre…

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Giri di Pasta
Via dei Tribunali, 73, 80138 Napoli
contact@giridipasta.it
http://www.giridipasta.it/

lunedì 28 novembre 2016

Alife: non solo cipolle!

PicMonkey CollagecNella Valle del Volturno, Parco regionale del Matese, sorge Alife, il cui nome è da sempre legato alla “Cipolla di Alife” oggi presidio Slow food, e della cui coltivazione se ne ha notizia, pare, fin dai tempi dei Romani.
La prima fonte di mantenimento delle popolazioni locali, per secoli è stata proprio la cipolla, in passato coltivata dalla qualsi totalità della popolazione e oggi appannaggio di poche famiglie di “cannavinari”, che tra febbraio e marzo piantano i semi, effettuando poi il raccolto ad agosto, quando una volta fatte seccare, vengono riunite intrecciandole, pronte per la vendita, e l’ideale consumo a crudo.
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Del rilancio delle coltivazioni, se ne sta occupando Alberto Sasso, a sua volta figlio di cannavinari, e produttore di un altro prodotto molto particolare, il fagiolo cera o cerato, che ha la caratteristica di avere una buccia molto sottile e non necessita di ammollo prima della cottura, questo fa si che sia molto digeribile e lo rende ideale per zuppe e pasta.E grazie all’impegno di Alberto, che ha a cuore la rinascita del suo territorio anche dal punto di vista turistico, che è stato organizzato un press tour in città, guidato dalla giornalista Maria Consiglia Izzo.
Ad Alife siamo stati accolti dal sindaco e la giunta comunale al completo    nel palazzo comunale, bell’esempio architettonico del ventennio fascista, e che ben esprime il concetto di base degli architetti del tempo: edifici progettati non  con canoni estetici ma di funzionalità, praticità e sobrietà.
Accompagnati dal prof. Gianni Parisi, storico locale abbiamo visitato alcuni dei monumenti di Alife, città ricca di natura e di storia, di cui conserva numerose testimonianze, a partire dall’ Alliphae sannita, passando per i Romani, i Longobardi, i Normanni e il Medioevo, e che rientra anche nelle tappe degli intinerari dell via Francigena del Sud , oltre ad offrire possibilità di trekking ed escursioni, lungo il “Sentiero Italia”, ripercorrendo altresì le orme degli antichi popoli di queste terre.
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Partiamo dal Mausoleo attribuito agli  Acilii Glabriones (l’attribuzione  è dovuta al canonico Gianfrancesco Trutta, ma non ha fondamento scientifico),  a pochi passi dalla casa comunale e appena fuori le mura orientali di Alife. Questo   monumento funerario dall’interno  ben conservato, nel medio evo fu addirittura usato come chiesa,  abbandonata e ripresa più volte fino al restauro definitivo del 1925, dopo che fu anche usata come deposito di paglia.PicMonkey CollageaCi spostiamo di poche centinaia di metri e giungiamo all’Anfiteatro,  probabilmente eretto in età augustea e uno dei più   grandi dell’epoca,  riscoperto grazie a delle foto aeree in cui si notava il particolare colore e sviluppo dell’erba di quel posto. Alcuni scavi nel 1987, completati poi nel 2007, hanno poi riportato alla luce parte dell’edificio, sede della locale scuola di gladiatori. L’altra parte dell’edifico è  coperta dalle costruzioni abitative attuali e non è quindi visibile.p
Il Criptoportico  Romano è il secondo monumento che vediamo, e il meglio conservato. Di età augustea, ipogeo e strutturato in tre bracci, con aperture a “bocca di lupo” probabile sostruzione di una domus ricca,  era usato per lo stoccaggio di  provviste alimentari in quanto particolarmente umido, ma anche come luogo di refrigerio estivo, o piu recentemente come cantina, nel XIX e XX secolo.PicMonkey CollagemDa qui dirigiamo verso il Museo archeologico, aperto nel 2004,  nel quale sono custoditi numerosi reperti da necropoli di  epoca sannita e romana, e i magazzini dei reperti stessi tra cui dei preziosi mosaici.E nel Museo è stato consumato un pranzo a base di semplici ma gustose specialità del posto, dalle cipolle al fagiolo cerato,  ai formaggi e all’olio delle colline locali. Artefice delle pietanze, il giovane chef Umberto Ventriglia.PicMonkey CollagelrIn menù tagliairelli e ciceri, una pasta lavorata a mano e stesa con gli avanbracci, con ceci e pancetta di maiale nero, il pancotto con salsiccia (sempre maiale nero) e friarielli, la zuppa del cannavinaro (cotta negli orci messi sulle braci) coi fagioli cerati e la cipolla, una selezione di formaggi del posto, con confettura di cipolla, vino pallagrello e birre del locale birrificio Karma, che è stata la tappa successiva del tour e dove abbiamo visto le fasi di produzione della birra.
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Penultima tappa per la visita di uno splendido presepe napoletano, opera del maestro Marcellino Angelillo.
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La lunghissima giornata si conclude con la sosta presso l’azienda agricola L’orto di Tina e Antonio”, produttrice tra l’altro del fagiolo cerato e della famosa cipolla, che abbiamo potuto ammirare anche in una parete completamente ricoperta.
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qui l’album della giornata.

sabato 26 novembre 2016

Strega Alberti: un’eccellenza tutta campana.

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Strega Alberti: uno dei distillati campani più famosi in Italia e all’estero.
Colore giallo intenso,  gusto elegante ed  inconfondibile (dato dalla distillazione di 70 erbe e aromi) che  lo rendono unico e inimitabile, eppure di imitazioni se ne contano tantissime…
Una storia di ben sei generazioni è racchiusa in questo prodotto, nato nel 1860 a Benevento, il cui nome è ispirato dalla leggenda secondo cui a Benevento, intorno a un noce si riunivano le streghe per i loro sabba “ Sotto l'acqua e sotto u viento, Sotto u noce e Beneviento”, o più verosimilmente ai riti pagani celebrati dai longobardi nei pressi del fiume Sabato e in cui  beneventani credevano di vedere sabba stregoneschi.DSC_8881La nascita del liquore si deve a Giuseppe Alberti, fondatore dell’azienda e ideatore del fortunato prodotto, la cui formula è ovviamente top secret e rigorosamente invariata negli anni: spezie ed erbe tra cui bacche di ginepro e menta selvatica locali, chiodi di garofano, zafferano di Sardegna… i loro profumi si diffondono nel laboratorio e investono chiunque vi si addentri.

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In un “press tour” organizzato da dipuntostudio, e guidato dalla giornalista Irene Bernabò Silorata, supportata dai cugini Giuseppe D’Avino e Antonio Savarese, rispettivamente presidente e vicepresidente del marchio, e discendendi di Alberti, abbiamo avuto modo di entrare nel magico (per restare in tema!) mondo Strega e visitarne lo stabilimento, nato di proposito di fronte alla stazione centrale di Benevento, per favorire il trasporto del liquore: Giuseppe aveva già le idee chiare…
Distrutta parzialmente durante i bombardamenti di cui è restata traccia anche nel busto che raffigura il fondatore, la struttura che precedentemente aveva filiali anche all’estero, rinasce con la produzione di gin (che sarà ripresa in un prossimo futuro), allora richiesta dagli americani (che scambiavano zucchero con Strega e gin) e  ampiamente soddisfatta con ginepro ottenuto  da bacche  locali.

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Guidati dai nostri anfitrioni ci muoviamo negli ampi e luminosi ambienti dell’azienda. In un lato del salone d’ingresso ben visibile la lavagna usata per il “Premio Strega” (nato nel 1946) e le numerose foto dei personaggi che l’hanno vinto, i vari manifesti pubblicitari del prodotto, da quelli storici a quelli più moderni e addirittura una intera parete che ospita tutte le imitazioni di Strega Alberti, oltre 450.

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Da qui arriviamo nel salone che ospita tra altri oggetti e macchinari d’epoca una  cassettiera che occupa tutta una parete, con cassetti numerati ma non in sequenza, che custodiscono tutte le erbe e gli aromi necessari alla lavorazione: in questo modo prendendo dall’uno e dall’altro cassetto numerato il contenuto (di cui non è indicato il nome), si mantiene segreta la formula… qui  è anche possibile toccare con mano oltre le spezie anche gli altri ingredienti, come cioccolato, nocciole,  fave di cacao o burro cacao che fanno parte dei famosi torroni, dei  dolci e dei cioccolatini e praline prodotti da Strega dagli anni cinquanta.DSC_8892 DSC_8903
Un’esperienza olfattiva  tattile e visiva unica, resteremo tutti estasiati dal vedere più tardi la massa di  miele che diventa pastosa durante la lavorazione nelle bassine a vapore, o la colata di cioccolato sui torroncini o ancora la tecnica di realizzazione dei “Goccioloni” che avviene manualmente e con l’ausilio di cassette riempite di amido a fare da stampo…
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Il giro prosegue tra affascinanti attrezzature ottocentesche, alcune delle quali ancora funzionati, e distillatori moderni, tra profumi e aromi, fino ad arrivare nelle cantine dove sono i giganteschi barili in rovere dove il distillato una volta pronto sosterà per un minimo di sei mesi per la giusta maturazione, per passare poi all’imbottigliamento e alle  confezioni che porteranno in ogni parte del mondo questa eccellenza tutta campana.

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Al termine, una deliziosa e apprezzata degustazione delle varie specialità Strega: liquori, cioccolatini, praline, torroni, panettoni…
qui l’album del tour.

www.strega.it
Strega Alberti Benevento S.p.A.
Piazza Vittoria Colonna, 8 - 82100 Benevento
tel. +39 0824-54292
fax +39 0824-21007
E-mail: info@strega.it

mercoledì 16 novembre 2016

Biscottini croccanti con mandorle e nocciole

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Sfiziosi  e gustosi biscottini, deliziosamente croccanti da gustare a fine pasto  e non solo, magari in compagnia, inzuppandoli nel vino, in un passito,  un liquore, un vinsanto o del Porto, magari davanti al caminetto se avete la fortuna di averne uno…

Una vecchia ricetta già pubblicata che riprogongo, avendola rifatta, per  metà della dose sotto riportata e solo con granella di nocciole Noccioro (200 g in totale). Il risultato è comunque delizioso (sia con le vecchie che con le nuove foto!)
La ricetta è di Stefano Laghi.

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Vi occorrono:
500 farina
200 g di burro
350 g di zucchero semolato
2 uova
200 g di nocciole intere (non pelate)
200 g di mandorle intere (non pelate)
2 g di pisto
1 bacca di vaniglia
Eventualmente 1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci, volendoli fare un po' meno sottili.

Nel mixer mettere burro e zucchero e lavorare a crema, unire poi le uova  sbattute con gli aromi e una volta amalgamate, la farina setacciata. Alla fine le mandorle e le nocciole, compattando poi bene l’impasto (usando la granella di nocciole l'ho amalgamata alla fine a mano per non sminuzzarla ulteriormente).
A composto compatto, formate dei filoncini di 500 g, a forma di rettangolo, metterli in frigo un paio d’ore o più, dovranno essere ben sodi.
Quindi con un coltello a lama liscia, tagliare con movimento a sega e non dall’alto in basso, delle fettine di spessore massimo di 3 mm  (o 5 mm volendoli piu doppi)

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Cuocere sulla placca rivestita con carta forno a 180° circa 15 minuti
Sono più buone dal giorno dopo, il profumo di spezie è più accentuato che non appena sfornati. Si conservano a lungo, nella classica scatola di latta.

Confezionate in una bella scatola, saranno un regalo goloso e gradito…

sabato 12 novembre 2016

Tagliatelle al pistacchio con crudo di gamberi su specchio di stracciata di bufala.

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Un connubio di sapori e profumi ammalianti per questa ricetta pensata ad hoc per il contest Giri di Pasta in cui la freschezza e la qualità degli ingredienti ha ruolo fondamentale.

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Per ogni porzione (abbonante!)

1 uovo medio
130/150 g di farina 0
un cucchiaio scarso di pasta pura di pistacchio (preferibilmente di Bronte)
3 gamberi
50 g di stracciata di bufala
scorza di arancia
sale
pepe
1 spicchio d’aglio
oloio extravergine
granella di pistacchio (…Bronte!)

Pulire i gamberi, tenere da parte teste e carapaci. Ridurli a dadini piccoli, metterli in una ciotolina e condire con sale, pepe e scorza d’arancia (non trattata ovviamente) grattugiata. Coprire e tenere da parte.

Per le tagliatelle: in genere la proporzione è di 100 g di farina per un uovo, ma questa è variabile rispetto alla grandezza dell’uovo o all’aggiunta di altri ingredienti all’impasto, come in questo caso.
Sbattere l’uovo con la pasta di pistacchio e con questa miscela fare l’impasto per le tagliatelle,  amalgamando la farina come d’abitudine e una volta ottenuto il panetto della giusta consitenza lasciarlo riposare una mezz’ora coperto con un   tovagliolo, quindi tirare la sfoglia piuttosto sottile e ricavare le tagliatelle.

DSC_9021In un pentolino mettere l’olio, l’aglio schiacciato  le teste e i carapaci, coprire e far andare a fuoco lento circa 10 minuti (alla fine eliminate aglio, teste e carapaci), intanto frullare la stracciata di bufala e scaldarla a bagnomaria.
Cuocere le tagliatelle come d’abitudine, scolarle leggermente al dente e insaporirle saltandole nell’olio aromatizzato.
Impiattare, distribuendo a specchio la stracciata tiepida, sistemare le tagliatelle quindi il crudo di gamberi e completare con una spolverata di granella di pistacchio.

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martedì 1 novembre 2016

Lo stilista Alviero Martini ospite della Distilleria Petrone per celebrare i Sapori del Sud con tanti artigiani del gusto

PicMonkey CollageLa storica Distilleria Petrone (attiva a Mondragone - CE - già dalla fine del 1800),  di cui Andrea Petrone oggi rappresenta la quinta generazione, stringe un sodalizio con   Alviero Martini, lo “stilista viaggiatore” creatore del nuovo brand “ALV - Andare Lontano Viaggiando” (ma anche Amare La Vita). DSC_8185Abbandonate le carte geografiche, le collezioni della nuova linea  moda, sono caratterizzate dalla stampa “Passport”, motivo decorativo  nel quale Alviero ha raccolto tutti i timbri dei suoi passaporti e li ha uniti in 5 varianti di colore, tanti quante sono le bottiglie dei liquori Petrone da “vestire” : Guappa (liquore prodotto con l’abbinamento di brandy invecchiato e latte di bufala), Limoncello, Crema  di pistacchio, Crema di melone e Crema cappuccino, che si  presentano  in kit abbinate con un porta passaporto correlato.PicMonkey CollagerLiquori e moda, ergo, presentati durante un intenso pomeriggio in cui alla Distilleria Petrone sono intervenuti numerosi maestri del gusto, che hanno presentato le loro creazioni espressioni del territorio,  dolci salate e… gelate e aventi tra gli ingredienti principali i  liquori Petrone, in particolare Guappa e Elixir Falernum.PicMonkey Collagev

 qui l’album dell’evento.

Antica Distilleria Petrone
Via Generale Giardino, 49
Mondragone (CE)
Tel. 0823 978047
www.distilleriapetrone.it