sabato 29 giugno 2013

“Storie di pizza” La nuova tappa del tour Alla Scoperta della Vera Pizza Napoletana

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Al 22 – Napoli

Quando e come è nata la pizza? Quali aneddoti l'hanno circondata nel corso dei secoli? Quali poeti, musicisti, artisti l'hanno decantata? Sarà un vero e proprio viaggio nel passato il prossimo appuntamento del tour Alla Scoperta della Vera Pizza Napoletana, che martedì 2 luglio 2013 farà nuovamente tappa a Napoli. Dove? Al 22, storico locale della Pignasecca, nel centro antico della città. Qui, dalle ore 20.00, il giornalista Tommaso Esposito ripercorrerà la storia della pizza napoletana, uno dei piatti simbolo della gastronomia italiana nel mondo.

La serata, moderata da Laura Gambacorta, rientra tra gli incontri organizzati dall'Associazione Verace Pizza Napoletana per avvicinare il pubblico al mondo della pizza e ai suoi protagonisti. Come per ogni evento, due Maestri pizzaioli dell'AVPN prepareranno quattro pizze in degustazione, abbinate stavolta alle birre Dab. Il padrone di casa Giovanni Improta e l' “ospite” Giuliano Bucci (“La Fattoria” di Roccaraso) sveleranno i segreti per impastare e infornare una pizza secondo tradizione e prepareranno una Margherita con S. Marzano e Fior di Latte di Agerola (abbinamento con Dab Cruda), una Pizza con i cicinielli (bianchetti) leggermente macchiata con pomodorini (abbinamento con Schoefferhofer), una Pizza bianca con provola e zucchine (abbinamento con Schoefferhofer) e una Pizza Reginella d’Abruzzo con provola affumicata, mortadellina di Campotosto (salame tipico della provincia aquilana), valeriana, pomodorini, pecorino a scaglie abruzzese e mosto cotto a gocce (abbinamento con Kardinal). Finale affidato al Guappa, l'unico liquore a base di latte di bufala campana, prodotto dall'Antica Distilleria Petrone.

La serata è resa possibile grazie al supporto de Le 5 Stagioni, Casa Barone, Ciao Pomodoro, Ferrarelle, Dab e Agrigenus.

Informazioni

Al 22 – via Pignasecca 22 Napoli – tel. 081 552 27 26

Prenotazione obbligatoria. Costo della serata: 25 euro.

Costo per gli Amici del Club della Vera Pizza Napoletana: 20 euro.

Ufficio stampa: Fiorella Taddeo – tel. 335 24 04 65 – fiorella.taddeo@gmail.com

venerdì 28 giugno 2013

Il Clafoutis di Ciliegie…

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Seconda versione…
La prima, completamente diversa da questa che vado a proporvi ora, potete vederla cliccando qui.
Proprio nei giorni scorsi c’è stata la Festa della Ciliegia al borgo di Castello a Gragnano, e avendo fatto buona provvista, oltre che buona scorpacciata di quelle meravigliose ciliegie, Milady s’è industriata, facendone confettura e un profumatissimo clafoutis, ideale anche in monoporzione.
Ecco le dosi:
250 g di ciliegie
2 uova
50 ml di panna
70 ml di latte
70 g di farina 00
50 g di zucchero
2 cucchiai di zucchero vanigliato
sale
10 ml di Maraschino
Snocciolare le ciliegie, metterle in una ciotola e unire i due cucchiai di zucchero vanigliato.
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Mescolare e tenere da parte.
In un’altra ciotola sbattere le uova con lo zucchero, unire il latte e la panna e il sale.
Amalgamare bene, unire la farina setacciata e quand’è incorporata profumare col maraschino.
Ungere una teglia di 22/24 cm o delle cocottine da porzione, sistemarci le ciliegie sparse, coprire con il composto di uova.
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Cuocere a 180° circa 30 minuti, quindi sfornare e cospargere di zucchero a velo.,
Lasciar raffreddare prima di sformare e gustare.
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mercoledì 26 giugno 2013

Albicocca Day, Casa Barone

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Pellecchielle, Cafona, Prevetarelle, Abate, Prete, Acqua di Serino, Push, Mammama: queste alcune delle varietà dell’Albicocca Vesuviana protagoniste dell’Albicocca Day, tenutosi sabato scorso 22 giugno nella tenuta di Casa Barone, alle falde del Vesuvio, tra Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio.albScopo della manifestazione, sensibilizzare produttori , consumatori e istituzioni, al recupero dell’Albicocca Vesuviana, che in passato ha portato la Campania ad essere ai primi posti della produzione nazionale,  e oggi sempre più spesso abbandonata dai produttori in quanto sottovalutata, per leggi di mercato, in favore di specie anche estere, più favorevoli alle leggi della grande distribuzione.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Giovanni Marino, proprietario dell’azienda, ha guidato un folto gruppo di visitatori, in un intinerario attraverso le coltivazioni Ercolano,  illustrandoci metodi produttivi, qualità organolettiche, profumi, differenze, tra le varie specie, spiegandoci altresì il lavoro che si svolge, volto anche al recupero territoriale culturale ed economico della zona.
Durante la visita sono stati altresì ammirati i vigneti di catalanesca e le coltivazioni di pomodorino del piennolo.
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Al rientro in tenuta, degustazioni delle tante varietà di albicocca vesuviana, comprese le confetture biologiche prodotte da Casa Barone e di dolci a base di albicocche vesuviane. 
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Durante la giornata si è svolta anche la gara di pasticceria “Sweet Albicocca”, tra food blogger, appassionati di pasticceria e produttori.
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Milady, pur non riuscendo a reperire direttamente le albicocche da Casa Barone, ha partecipato con La Mattonella di riso con albicocche Pellecchielle semi glassate al rosmarino, di cui troverete la ricetta cliccando sul link.
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Inutile dire che dopo gli assaggi della giuria tutti i dolci presentati sono stati presi d’assalto, e non sono restate che le briciole!
E , in conclusione, vi lascio con la foto di gruppo dello staff di Casa Barone e cliccando qui, le altre foto della giornata.
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lunedì 24 giugno 2013

le Amarene sciroppate

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Il periodo è quello giusto, le amarene sono di stagione: immancabili sulle Zeppole di San Giuseppe napoletane, gradevoli sul gelato, o con la crema pasticciera, ma anche da sole, come sfizioseria durante il giorno o dopo cena, i metodi per ottenerle sono svariati.

Il metodo classico è quello di snocciolarle, metterle in un barattolo di vetro con lo zucchero e metterle al sole per 40 giorni, mettendole in casa la sera, ma non conosco le proporzioni, perché non avendo un posto che sia soleggiato tutto il giorno, uso un altro metodo, che ha il pregio di essere anche molto più sbrigativo.

Ecco come procedo:

Una volta snocciolate le amarene, le peso e aggiungo pari quantità di zucchero, mettendo tutto in una pentola d’acciaio a fondo spesso.

Copro e lascio riposare alcune ore, meglio se tutta la notte, al fresco.

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L’indomani mescolo, porto a bollore a fuoco vivo e lascio bollire circa 15 minuti, finché si forma uno sciroppo denso.

Metto ancora bollenti nei vasetti sterilizzati, chiudo e capovolgo, lasciando cosi finche non sono freddi.

Fatto… son buone già dal giorno dopo, ma in genere preferisco aspettare un po’….

Cliccando qui, troverete la ricetta della confettura di amarene e tutte le notizie in  merito alla sterilizzazione dei barattoli.

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I Taralli che si credono Cantucci … alle gocce di cioccolato!

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Viviamo tempi in cui le crisi d’identità sono frequenti…tanto che prendono pure i biscotti!

E in effetti questi Cantucci alle gocce di cioccolato, altro non sono che I Taralli sotto mentite spoglie…

La ricetta è quella classica, che troverete cliccando appunto sul link, qui, avendoli fatti ieri, a una parte dell’impasto  ho aggiunto gocce di cioccolato fondente che vagavano nella dispensa da un paio di mesi.20130623_184701Ho formato i filoni dei classici cantucci e fatto cuocere 20 minuti, quindi lasciato appena intiepidire e tagliato nella forma dei cantucci.

Il ripasso in forno per 6/8 minuti ha completato l’opera…

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venerdì 21 giugno 2013

Mattonella di riso alle albicocche "Pellecchielle" glassate al rosmarino.

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Questa ricetta nasce per la partecipazione al contest indetto da La Cucina Italiana in collaborazione con Curtiriso, che ringrazio per la fornitura a sorpresa ricevuta.
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Tema del contest: una ricetta estiva, attenta all’ambiente, cucinata con prodotti di qualità stagionali, buona da mangiare, bella da vedere e da fotografare.
Ed ecco  questa Mattonella di riso, un dolce, aromatico e profumato, in cui ho impiegato l’albicocca “Pellecchiella”, che tra gli oltre 40 tipi di albicocche coltivate nel territorio dei paesi vesuviani,  è la più diffusa, fin dal secolo scorso, quando era conosciuta anche col nome “crisommola”, nome rimasto nel dialetto corrente.
Di forma piccola e ovale, particolarmente dolce e succosa si raccoglie a partire da metà maggio ed è ottima da consumare fresca o trasformata in sciroppi, succhi o  confetture o come complemento di dolci.
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Purtroppo negli ultimi anni le coltivazioni di “Pellecchiella” rischiano di essere abbandonate, in quanto sopraffatte da produzioni di minor pregio e costo, a causa di speculazioni di mercato.
Si sta lavorando affinché le albicocche vesuviane diventino  presidio Slow food.
Ingredienti
170 g di riso arborio Curtiriso
350 ml di latte
150 ml di acqua
50 g di zucchero
sale
10 g di burro
2 cucchiai di liquore all’amaretto
6 g gelatina in fogli
60 ml di panna
500 g di albicocche “Pellecchielle”
60 g di amido
50 g di zucchero
1 rametto di rosmarino
20 g di burro
2  + 1 cucchiai di liquore all'amaretto amaretto
Olio di semi di mais per lo stampo
Mettere a bagno la gelatina in acqua fredda.
Miscelare latte zucchero, amaretto,  sale e burro e mettere in una pentola, portare a bollore, unire il riso, far cuocere circa 15/ 20 minuti.
Spegnere, mescolare e unire la gelatina facendola sciogliere, quindi far raffreddare.
Intanto preparare le albicocche: sbucciarle e tagliarle a dadi, mettere in un tegame largo il burro, scaldare col rametto di rosmarino, e unire le albicocche, spolverizzare con l'amido facendolo sciogliere. Aggiungere lo zucchero, mescolando far caramellare pochi minuti, unire l'amaretto, far sfumare e spegnere.
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Mettere le albicocche in un colino su un recipiente per raccoglierne il sugo.
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Semi montare la panna e unirla al riso freddo, poi delicatamente aggiungere le albicocche da cui avrete eliminato il rametto di rosmarino (tenerne una cucchiaiata da parte per la decorazione finale)
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Ungere lo stampo (o gli stampini monoporzione) scelto per la preparazione con olio di semi, quindi versare il composto di riso e albicocche livellando bene.
Passare in frigo almeno 3 ore, quindi sformare sul piatto di portata e nappare col sugo tenuto da parte, diluito col restante cucchiaio di amaretto.
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A tutto fritto al Quartum Store

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Una bella serata all’aperto, a bordo piscina, tra storia, tradizione e aneddoti.
Al Quartum Store Cantine di Criscio di Quarto, le pizze fritte e i fritti di strada sono stati protagonisti di una piacevole serata di quasi inizio estate, di cui vi avevo già anticipato il menù,  qui.
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 Attilio Bachetti della pizzeria “Da Attilio” alla Pignasecca,   Salvatore Di Matteo dell’omonima pizzeria in via Tribunali (entrambi a Napoli),  i magistrali esecutori coadiuvati dai rispettivi staff, delle versioni classiche o più estive di questi cibi da strada precorritori degli attuali fast e finger food: ripieni con scarole o cicoli e ricotta, montanare con pomodoro fresco, crocchè, melenzane, zeppole….
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I fritti di strada a Napoli, infatti, come ci hanno illustrato anche Giustino Catalano e Laura Gambacorta, organizzatori della serata, hanno origine nei tempi in cui non c’erano le cucine nelle abitazioni, e l’esigenza di sfamarsi faceva si che si mangiasse anche per strada: parliamo di tradizioni risalenti circa all’800….
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I fritti di quei tempi erano fatti con lo strutto, ci si organizzava nei “bassi” e spesso gli  artefici erano i  pizzaioli che  cercando di arrotondare le entrate, vendevano i fritti nei giorni di chiusura delle pizzerie dove lavoravano, dando cosi anche vita alla pizza “a otto”: si gustava la pizza e la si pagava dopo 8 giorni, e in questo modo anche il popolino aveva modo di sfamarsi e permettersi una pizza.
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Nel tempo alle pizze fritte si sono aggiunte le classiche pizze al forno, la Margherita e la Napoletana, che non hanno bisogno di presentazione, ma che oggi, purtroppo, in libera deroga al rigido disciplinare che contraddistingue la Verace Pizza Napoletana, spesso sono stracaricate di ingredienti a scapito del gusto e della qualità, cosi che la “Pizza Napoletana sta diventando l’imitazione di se stessa”, come ha dichiarato Antonio Pace, Presidente dell’AVPN, al termine del suo intervento.P6193222 In abbinamento i vini offerti dalle cantine Di Criscio: il classico Asprinio, frizzante per natura e tradizione,nella versione  Spumante Brut V.S.Q, e Campania Aglianico IGT Barrique, piuttosto tannico, scelto proprio per equilibrare l’untuosità del fritto e del grasso dei ripieni.
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La chiusura in dolcezza, con graffette e castagnole, fritte, of course, ad opera del pasticciere  Francesco D’Alena, del Nautilus di Giugliano (Na).
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I liquori da fine pasto, sono stati offerti dalla Distilleria Amato di San Giuseppe Vesuviano.
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Cliccando  qui    altre foto della serata.